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Archive for the ‘note di degustazione’ Category

A metà gennaio mi aspetta una di quelle sere che si segnano con anticipo di mesi sul calendario, per essere sicuri che niente possa minacciarle.

Si scende a Roma con il gruppo dei più assidui amici del vino, ad assaggiare il Pinot Noir di Borgogna da Giancarlo, con Armando e qualche altro amico romano per cui si rimpiange di stare così tanto più a nord.

Per chi frequenta il mondo del vino sul web non c’è bisogno di dire chi siano Giancarlo ed Armando. Per chi non è ancora caduto nel maelstrom di vino e bit, è un po’ come dire (altro…)

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E’ il primo vino -anzi il primo Nebbiolo- figlio sin dalla vinificazione del nuovo corso tecnico che ha visto avvicendarsi Giorgio Lavagna a Dante Scaglione nel delicato ruolo di enologo di cantina (non consulente) di una delle più celebrate e discusse aziende di Langa. Ma anche del Piemonte, d’Italia e del mondo.
Bruno Giacosa. (altro…)

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Oggi poco tempo ed assaggi compressi al Castello di Agazzano, ad una Sorgente del Vino Live 2011 sempre impeccabilmente organizzata dagli amici Paolo Rusconi e Barbara Pulliero.

Degli altri magari scriverò due righe domani, ad un’ora decente. Due vini, sopra gli altri, chiedono di essere fissati subito, quando le sensazioni sono ancora immediate, non ancora stemperate e normalizzate dal sonno, dal giorno dopo.

Il Tenores 2006 di Dettori è un grande vino, .

Mi è venuto di definirlo un vino da antologia personale, e questo rappresenta. Si iscrive nel ristrettissimo novero dei grandi rossi meridionali che riverberano abbacinanti la luce, quei vini che hanno visto la terra riarsa dal sole e temperature che ucciderebbero qualsiasi speranza di aromaticità distinta in continente, eppure sbuffano cose nette e pure come una ciminiera di quei treni a vapore che si vedono solo nei film western.

Eppure il più grande vino di oggi, appena di un capello sopra, ma sopra, è stato il Pignol 1999 di Bressan.

Il Nord Est ha il suo Nebbiolo. La sua Barolo si potrà capire dov’è, sempre che per un grande vino ci sia per forza bisogno di un ristretto terroir d’elezione, ma il Friuli è terra di rossi, la cosa appare ormai nitida nella mia testaccia.

Bressan, che sfodera oltre al Pignol 1999 uno Schioppettino 2004 di un’integrità impensabile, nitido di pepe e ribes con profonde venature vegetali, uno dei grandi produttori d’Italia.

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